La famiglia di Giulia Cecchettin ha scelto di trasformare il dolore in solidarietà per cercare di aiutare i giovani a riconoscere il vero amore. Colui che diceva di amare Giulia in realtà voleva solo possederla come un oggetto e purtroppo questa è la situazione in cui si ritrovano molte donne, di qualsiasi età. Gino Cecchettin con la sua Fondazione ha scelto di parlare ai giovani; quando non riesce a recarsi personalmente in una scuola, fa in modo di essere presente attraverso un collegamento online che gli consente non solo di raccontare il suo dolore, ma di dialogare con i giovani. I nostri ragazzi sono stati invitati a porre delle domande ma prima ancora Gino Cecchettin ha chiesto loro di raccontare qualcosa di memorabile della loro vita. Il dialogo è stato commovente e alla fine è emerso che quello a cui tengono maggiormente i giovani sono gli affetti, quelli delle famiglie ma anche degli amici.
La proficua mattinata ha visto la partecipazione di voci autorevoli nel campo della giustizia e della psicologia. La manifestazione si è conclusa con l’inaugurazione di un’aiuola in memoria di tutte le donne vittime di femminicidi

0